3-6 Giugno 1917

3 – 6 Giugno 1917: IL CONTRATTACCO AUSTRIACO SUL CARSO.

Terminata la 10^ battaglia dell’Isonzo le nuove posizioni italiane sono state spinte fino alla linea di Flondar q. 145, q.135, San Giovanni, q.28, foce del Timavo. Le forti difese dell’Hermada q.323, l’ultimo vero ostacolo per la via di Trieste, sono ora minacciate direttamente. Per l’alto comando austriaco della 5^ Armata è una situazione insostenibile. Il contrattacco per riconquistare le posizioni davanti all’Hernada è necessario per la stabilità dell’intero fronte carsico.

Gli austriaci hanno a disposizione la 28^ e 35^ divisione, due brigate da montagna e il 28° Reggimento di Praga.

Il piano d’attacco prevede un’azione diversiva a nord, contro il “Faiti”, e un’azione principale , a “semicerchio”, davanti alle linee dell’Hermada.

Queste forze devono agire principalmente contro il VII Corpo d’Armata italiano, forte di 3 divisioni: la 16^, la 20^ e la 45^

Alle ore 21.00 del 3 Giugno inizia la battaglia. A nord vengono “rosicchiate” le linee davanti al “Faiti”, ma si tratta solo di una manovra per sviare l’attenzione degli italiani dall’ azione principale, più a sud.

Alle ore 4.00 del 4 Giugno, dopo un violentissimo bombardamento durato appena 40 minuti, i reparti d’assalto austriaci attaccano con violenza le linee italiane comprese tra il Vallone di Brestoivizza e il mare. L’ assalto è modellato sull’evoluzione della nuova tattica tedesca: penetrare lungo le direttrici di minor resistenza, non insistere sulle altre.

Le truppe italiane, più numerose di quelle austriache, vengono travolte, in alcuni casi addirittura aggirate.Verso le ore 8.00 nei pressi della strada San Giovanni – Monfalcone, due battaglioni dell’85° Reggimento della Brigata “Verona” vengono completamente circondati e catturati, compresi i due comandanti, uno dei quali gravemente ferito. Il 4° battaglione dell’ 86° Reggimento rimane imbottigliato col suo comandante nella galleria ferroviaria di q.43, lunga 150 metri e larga 7: sono un migliaio di uomini , dei quali 150 feriti, arsi e urlanti dalla sete.

Il contrattacco italiano, lanciato alle 5.30 del 5 giugno, risulta piuttosto slegato e inefficace e si spegne lentamente nella giornata del 6 giugno, senza raggiungere alcun risultato.

In due giorni di lotta gli austriaci riescono a raggiungere il loro obbiettivo: ridare profondità alle difese davanti all’Hernada. Fra il Vallone di Brestoivizza e il mare le linee italiane hanno dovuto flettere di uno o due chilometri, cosicché l’Hermada viene ora a trovarsi a circa 3.500 metri dalla più vicina posizione italiana.

In queste tragiche 48 ore gli italiani subiscono delle perdite demoralizzanti e sanguinosissime: 56 ufficiali morti, 262 feriti e 289 dispersi. 1348 militari morti, 7665 feriti e 12.268 dispersi. Per un totale di 21.888 uomini fuori combattimento. Poiché gli austriaci dichiarano la cattura di circa 10.000 prigionieri, se ne deduce che, nella somma dei dispersi, almeno 2.000 sono da considerare come morti lasciati sul campo.

Le perdite austriache sono di circa 7.000 uomini, molto inferiori a quelle italiane. Alcune unità però subiscono falcidie paurose: il 28° Reggimento di Praga, pur catturando 3000 prigionieri e 40 mitragliatrici, su 1800 uomini impiegati nella battaglia ha 300 morti e 900 feriti!

Questo combattimento, mette chiaramente in luce le nuove tattiche d’attacco usate dagli austriaci: un breve ma intensissimo fuoco d’ artiglieria, seguito da reparti d’assalto altamente specializzati e fortemente motivati, che si adattano alle diverse capacità difensive della linea nemica e che penetrano in profondità nelle successive linee di difesa, riuscendo ad aggirare e a catturare truppe numericamente molto superiori.

Questo fu un “campanello d’allarme” ( ce ne furono altri prima di Caporetto: la controffensiva del 25 giugno sull’Ortigara e ancora a Flondar, il 4 – 6 settembre 1917,dopo l’11^ battaglia dell’Isonzo ) che avrebbe dovuto far riflettere i vertici dello Stato Maggiore Italiano sulla propria impostazione tattico – addestrativa. Invece, molto ingiustamente, le alte gerarchie dell’esercito assegnavano la responsabilità di questi rovesci alla “scarsa combattivita` delle truppe” dovuta alla “propaganda anti patriottica”…

 
 
 

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