ADAMELLO : 29 Settembre 1917

Grande Guerra sull’Adamello.

“Ore 5 del 29 settembre 1917. Circa duecento Austriaci attaccano frontalmente ed ai fianchi il nostro piccolo presidio ( 11 uomini ) del Passo dei Russi 2984m ( valico situato ad ovest della Val di Fumo. Così chiamato perché lì giungevano alle nostre linee numerosi Russi, già prigionieri degli Austriaci, dopo aver tagliato la corda dalle posizioni situate sull’ opposto crinale della valle).

Il Sergente Morandini, che comanda il piccolo posto, quando sente sparare, raggiunge di corsa la trincea: viene ferito al naso ed ha il cappello bucato da una pallottola. Non tutti gli Alpini si battono con coraggio. Il cuoco P. se ne guarda bene dall’uscire dalla sua cucina, un locale dai grossi muri di granito. G. trema tanto che non riuscirà per tutta l’azione a caricare il fucile, B. ha addirittura una crisi di nervi e giacerà lungo disteso sul fondo della trincea per tutta la durata della sparatoria.

In compenso due fegatacci, Ongaro e Danesi, s’ arrampicano come gatti sulla punta rocciosa che domina il passo, dove hanno predisposto un abbondante deposito di granate a mano. E da lassù incominciano un nutrito ed efficacissimo lancio di bombe.

Il colpo di grazia alla baldanza degli attaccanti, però, lo dà il fuoco del criticatissimo fucile mitragliatore francese Chauchat, probabilmente scambiato per il fuoco d’una ben più temibile mitragliatrice.

Gli austriaci sono respinti.

L’artiglieria italiana entra in azione contro gli avversari che ripiegano: ma il tiro è tanto……preciso che i colpi cadono alla distanza d’un paio di chilometri.

Il giorno successivo il comunicato di Cadorna dice che i nostri inseguirono gli Austriaci in ritirata: naturalmente nessuno s’è mai sognato di commettere una sciocchezza simile.

Ciò non toglie che, finita la buriana, gli Alpini scavalchino allegramente i parapetti delle posizioni difensive ed escano a ricercare gli “oggetti”….dimenticati dall’avversario: raccolgono così un centinaio di bombe a mano, due elmetti e tre lunghe pertiche, su ognuna delle quali erano legate sette scatole di gelatina, una trentina di chili d’esplosivo per ogni pertica, cioè, evidentemente destinata ai nostri impianti idroelettrici.

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Tra l’altro, trovano un biglietto, scritto frettolosamente. Dice: “Arrivederci Alpini, anche noi siamo Alpini, ma molto più bravi di voi!” Una beffa scanzonata, strafottente: manifestazione di uno spirito di corpo che può sussistere solo presso truppe scelte. Un gesto genuino, però e simpatico, forse ingenuo, ma a ben pensare, grande: non si dimentichi che, con tale spirito, quegli uomini giocavano la vita. Infatti Amilcare Bertolini ( Ufficiale medico di gran valore ) Uomo e combattente, comprende questo spirito.
Annota, senz’ombra di derisione o di rancore: ” E tutti noi abbiamo dovuto riconoscere che bravi essi sono davvero, essi che tanto di frequente ripetono i loro attacchi alle nostre posizioni.”

E i nostri Alpini?

Undici uomini a caso: tre eroi, cinque bravi soldati e tre……fifoni!
Riconosciamolo: una proporzione di tutto rispetto. Come non provare simpatia per ognuno, indistintamente?”

Vittorio Martinelli “Adamello ieri – oggi” vol. 4° 1974.

 

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