ADAMELLO 3 NOVEMBRE 1918

Adamello, 3 Novembre 1918

 

«Nella baracca più grande del presidio austriaco sotto il “Dentone del Folletto”, dopo un lunghissimo silenzio, improvvisamente squilla il telefono.

È il comando, che vuole all’apparecchio l’Aiutante di Battaglia Felix Raffeiner di Merano, il quale presidia la posizione con un reparto della 27^ Compagnia d’Alta Montagna.

Il telefonista fa chiamare il sottufficiale; Raffeiner afferra ansioso il microfono: da un po’ grosse novità sono nell’aria.

È la notizia dell’armistizio, l’ordine di cedere le armi.

Non trascorre molto tempo. Nella nebbia biancastra che copre il ghiacciaio si muove qualcosa d’indistinto: una pattuglia italiana, in tuta bianca, avanza, in posizione eretta, ma con qualche esitazione e, ad ogni buon conto, con le armi spianate.

Raffeiner, a grandi passi, si fa incontro alla pattuglia, agitando ampiamente le braccia nell’aria. Quando sono di fronte il sottufficiale austriaco e il sottotenente italiano che comanda il piccolo reparto, dapprima si scambiano un impeccabile saluto militare. Si guardano negli occhi: freddezza e diffidenza reciproche, in un attimo si dileguano. Sorridono, un po’ nervosamente.

Poi si stringono a lungo la mano con un calore che è sincero, da tutt’e due le parti.

Sono entrambi molto emozionati: è la pace! La pace!

Raffeiner invita l’ufficiale italiano e i suoi uomini ad entrare nella baracca per bere un caffè, vero, preparato con l’ultima preziosa riserva, conservata per le grandi occasioni, una riserva che, ormai, non servirà più.

Dopo qualche minuto iniziale d’imbarazzo, Austriaci e Italiani fraternizzano con estrema naturalezza: non sono più nemici, adesso.

Anzi, a guardarli mentre si offrono reciprocamente viveri e tabacco con la più spontanea cordialità, si direbbe che, in realtà, nemici davvero non lo siano mai stati….

Chissà, forse è proprio così.

Raffeiner, molto preso dalla solennità del momento, fa gli onori di casa come un bravo montanaro, nella sua malga, li farebbe all’arrivo di un gruppo di forestieri.

È davvero tutto finito. Raffeiner dovrebbe essere felice, eppure non ci riesce. Qualcosa, come un grosso nodo che non vuol passare, gli serra la gola….»

 

Vittorio Martinelli: “Corno di Cavento” Alpini, Kaiserjäger e Kaiserschützen. 1980

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