ALTO ISONZO 24/10/1917

Alto Isonzo, Conca di Plezzo….

……”Dall’altra parte le bombole contrassegnate dalla croce azzurra erano state scaricate con ogni cautela e montate a due a due su opportuni trespoli a fior di trincea: una bocchetta insidiosa non più larga di un pollice. C’erano gli specialisti, per questo, il battaglione chimico tedesco, aggregato alla divisione Jäger.

Notte, nebbia, gelo e silenzio dominavano la valle, quando un razzo rosso si alzò dalle linee austriache e, con puntualità cronometrica, come avevano previsto gli Alti Comandi, ebbe inizio il fuoco d’artiglieria austro – germanica. Il rombo delle cannonate si confuse ben presto con lo scoppio dei proiettili. Ma non sul “fronte della salute”, dove, affondando nel fango, le grosse nespole per lo più non esplodevano.

Qualche fante, tra una pausa e l’altra del fuoco, ebbe forse la possibilità di udire un sibilo prolungato, trasportato dal vento che soffiava debolmente verso le nostre linee; e rimase interdetto, perché era poco probabile che in quelle circostanze il nemico russasse in modo tanto corale. Se avesse potuto perforare la nebbia, non si sarebbe certo tranquillizzato: l’elmo rotondo calato sulla fronte, volti di gomma, occhiaie di mica, i soldati germanici che aprivano ad una ad una le bombole di fosgene somigliavano al fantasma della morte, ripetuto infinite volte da due specchi paralleli.

Il soldato di vedetta cercava, strizzando le palpebre, di vincere l’oscurità: continuava a non vedere nulla. Appoggiò un attimo il fucile sullo spalto e riprese fiato. Era come se mille aghi gli avessero perforato i polmoni: ogni ago, una piccola caverna nel tessuto polmonare, un edema immediato che ricopriva la superficie attiva e lo separava dalla vita. Fece per muoversi, ma non ci riuscì e cadde fulminato sulla sponda della trincea.

La morte chimica si propagò come lo schiaffo del vento sul grano. Qualcuno ebbe la forza di correre alla campana e lanciare il rintocco:
“ALLARME GAS!”
Le maschere furono frettolosamente estratte dalle custodie.
“Cristo, questa si è rotta!”
“Alla mia manca il filtro!”
“Fesso, potevi controllarla prima!”
Ma il dialogo fu interrotto dalla morte che arrivò davanti al Comando di battaglione, entrò senza chiedere permesso e atterrò gli uomini del centralino telefonico e il comandante. Il telefono, che aveva i polmoni assai più robusti, resistette all’ingiuria e continuò a squillare.

Al Comando di brigata sacramentavano, senza per questo ottenere che dall’altra parte una mano sollevasse il ricevitore. Fu deciso di mandare un ufficiale alle prime linee. Tornò poco dopo.
“Tutto a posto. I soldati sono affiancati in posizione, maschera al volto, fucile tra le mani.”
Non si era curato di avvicinarsi abbastanza, per scuoterne qualcuno. Si sarebbe accorto che erano ormai statue senza vita.

Erano le quattro del mattino del 24 ottobre 1917.”

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