CHE PAZZIA, LA GUERRA!

 

Scorriamo un altro passo del racconto di Giuseppe Travaglini, uno di quelli che, pur non condividendo la guerra, una volta dentro si comportarono con onore e con senso del dovere. Pur essendo un soldato del genio, quando ce ne fu bisogno non esitò a trasformarsi in fante, per respingere il nemico. Quanto fa pensare, la scena finale!

“Arrivò il giorno dell’offensiva austriaca nel giugno del ‘diciotto. Durante l’azione preparatoria gli Austriaci ci avevano riversato addosso un inferno di cannonate poi, come tutti sanno, una parte di essi riuscì a passare. La resistenza fu accanita: non facevamo che correre avanti e indietro, nei vari settori del fronte, a stendere reticolati per rafforzare le trincee. A un certo punto toccò anche a noi genieri schierarci all’interno di una di esse, per respingere l’attacco. Era di notte, non si vedeva assolutamente nulla. La tensione era così forte che la si sarebbe potuta toccare. Il comandante di compagnia ordinò:

“Fuoco!”

Sparammo, ma a chi, se non c’era altro che il buio? Unica vittima certa, un povero albero con un tronco di una ventina di centimetri di diametro, segato netto da una raffica di mitragliatrice.

Respinto l’attacco, e respinta l’offensiva, la calma tornò su tutto il fronte, e noi venimmo designati a raccogliere i morti, prima a Ponte di Piave, poi a San Biagio di Callalta.

Quanti ce n ‘erano! poveri ragazzi, perdere la vita così, e non ricevere neppure l’onore di una tomba! La cerimonia di sepoltura era la più semplice che si potesse immaginare. I cadaveri venivano raccolti così com’erano, e gettati dentro le buche scavate dai proiettili di artiglieria. Due, tre, quattro morti ogni buca, qualche palata di terra sopra, e migliaia di esistenze finivano lì; tanti corpi senza più nome, tanti nomi senza più corpo.

Venivano sepolti Italiani e Austriaci, insieme. Tutto si spegne nella morte, anche l’odio. Ne trovammo due avvinghiati l’uno all’altro, italiano e austriaco. Stavano lottando corpo a corpo, quando una raffica li aveva stroncati entrambi, lasciandoli così, in quel macabro abbraccio.”

Nessun commento ancora

Lascia un commento