Il MESTIERE del CECCHINO

Testimonianza dell’Alpino Giovanni Toselli (nato a Peveragno, classe 1887, muratore)

Partito il 31 luglio 1915, e tornato nel dicembre del ’18. Sono stato nella conca di Plezzo, con la brigata Aosta, siamo andati a occupare Plezzo con la fanteria, noi alpini a far coraggio alla fanteria. Su a Plezzo eravamo su una posizione avanzata che ci prendevano da tutte le parti, quota 900, dall’alto ci buttavano giù le pietre, da una parte sparavano col cannone a zero, e dall’altra ancora con le mitraglie. Non ci arrivava più da mangiare, e sono venuto a pesare 45 chili. Anche un certo Salimbeni di Pradleves, che pesava 86 chili, è venuto a trentasei chili. C’era un certo bosniaco, un volontario, che viveva in una galleria nella roccia da solo, e aveva cinque fucili e una mitraglia, e chiudeva sempre il passaggio alle nostre corvèes di viveri. Allora il capitano mi ha mandato a prendere quel merlo, mi ha dato diciotto uomini, ci siamo tolte le scarpe, ci siamo fasciati i piedi nelle fasce mollettiere, abbiamo montato un trucco e l’abbiamo sorpreso. Era un giovane, aveva per due mesi viveri e munizioni. Uno l’ha preso per i piedi e l’altro per le braccia, l’abbiamo buttato giù da un burrone, a momenti ammazza il nostro capitano sotto, a momenti gli piomba addosso.

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Dal libro Le scarpe al sole di Paolo Monelli.

Ortigara, giugno 1917.

«Il caporal maggiore Pesavento porterà il rapporto al Comando, perché il telefono è fracassato irrimediabilmente. – Aspetta il buio – gli consiglia l’aiutante maggiore. – Co l’è scuro tira l’artiglieria, sior tenente. L’è mejo de provar adeso che no i ne tira. E giù a rompicollo per il pendio, poi attraverso la busa ingombra di materiali abbandonati e di cadaveri, finora va benone, i cecchini non se ne sono accorti. Ecco, cominciano adesso, che Pesavento attacca la salita. Ta-pun, ta-pun. Se Pesavento potesse giungere fino a quella svolta! Là, comincia il camminamento. Tutti i nostri sguardi sono puntati su di lui, come se potessero creargli attorno una corazza. Ancora venti metri – e poi è salvo. È vero che quello è il punto peggiore: ci sono altri morti che lo fanno capire. Ta-pun. E Pesavento s’abbatte, d’un colpo solo, sul sentiero. E rimane lì, senza un brivido, senza uno sgambetto, stecchito. E dopo venti minuti, chi guarda col binocolo per vedere se per caso è solo ferito, vede brillare immobili al sole i chiodi delle scarpe. Mezz’ora dopo Jardella ha cacciato un urlo, e ha gridato: – Guardate Pesavento! Pesavento s’era alzato d’un balzo, aveva superato di volo i venti metri di salita, s’era già tuffato nel camminamento. E il cecchino, minchionato, ha fatto suonare due scariche arrabbiate ed innocue sui morti autentici del sentiero.»

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Vallarsa , 1916 dal diario di Pietro Ferretti,uff. d’artiglieria.

“… Le batterie sono ora nuovamente in posizione coi pezzi lucenti disseminati a chiudere la valle. La mia e’ annidata su uno sperone boscoso ,il Matassone ,ed e’ la piu’ avanzata. Ho le batterie nemiche di fronte e sul fianco sporgenti dalle feritoie ,vicinissime. … Regna in tutta la valle una serena calma autunnale;non un colpo ,non un lamento ,non un grido. Ad un tratto un sibilo mi sfiora gli orecchi.Un colpo metallico fa risuonare lo scudo del pezzo.Dopo qualche secondo ta-pum ,l’eco caratteristico del fucile austriaco. La pallottola e’ passata tra me e i serventi ,ha lasciato un segno nell’acciaio dello scudo,un poco sopra i volantini di manovra. Il colpo e’ evidentemente partito alle nostre spalle. Un secondo colpo , un terzo ,sibilanti , vicinissimi. Mi getto dietro una roccia mentre un quarto colpo ben diretto mi sfiora l’elmetto.Sono illeso ,mancato forse di un millimetro. Da dove vengono i colpi? .. I miei occhi non lasciano un attimo la ricerca affannosa;non una breve nuvola che sveli per un istante il punto di partenza della fucilata. E’ esasperante. Finalmente dalla parete che ci sovrasta alle spalle credo di aver visto un breve luccichio ,un rapido riflesso di metallo al sole…. Con un balzo sono al pezzo ,il 75 gira rapidamente su se stesso .Ho l’occhio al cannocchiale di mira :il primo colpo scheggia la roccia ;correggo la mira con calma ,faccio partire un altro colpo ,un terzo, un quarto . Finalmente un ultimo colpo solleva un nuvolo di terriccio e di brani di sacchetti a terra sventrati. Una cosa nera si e’ sollevata informe ,ha percorso una traiettoria breve,e’ caduta lungo il canalone.Un urlo di trionfo,il cecchino non sparera’ piu’ alle nostre spalle. …. quando i soldati ritornano portano come trofeo i pezzi di un fucile a cannocchiale e si aggruppano stupiti accanto al corpo disteso nell’erba ,nella serenita’ della morte.

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