PAGLIARIN ANNIBALE

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Nacque nel 1916 a Vittorio Veneto.

Conseguita la licenza tecnica nell’Istituto di Vittorio Veneto e trasferitosi a Pavia, si impiegò come meccanico specializzato nello stabilimento Necchi. Chiamato alle armi per il servizio di leva, fu ammesso alla Scuola Militare di Alpinismo ad Aosta nel maggio 1937.

Ebbe i galloni di caporale nell’agosto successivo e destinato al 7° reggimento alpini, conseguì nel maggio 1938 la promozione a sergente.

Congedato poco dopo, veniva richiamato nell’agosto 1939. Assegnato al battaglione “Pieve di Teco” del 1° alpini ottenne la promozione a sergente maggiore alla vigilia dello scoppio della seconda guerra mondiale. Dopo avere partecipato alle operazioni di guerra svoltesi alla frontiera occidentale, il 13 dicembre 1940 partiva per l’Albania.

Sergente Maggiore di complemento al 1° Reggimento Alpini Battaglione “Pieve di Teco” Compagnia Comando, nella guerra in Albania, la Cuneense difese con tenacia il “Pieve” sul Faqja Gurit, nei giorni 21 e 24 dicembre 1940. La divisione respinse gli attacchi dei greci, mentre era attestata a quota 1.620 e 1.655, con la esigua perdita di 26 soldati, tra cui il sergente Annibale Pagliarin,

Motivazione della Medaglia d’Oro al valor militare “alla memoria” :

Sottufficiale di contabilità, appena giunto in linea con la sua compagnia alpina, si offriva di far parte di un centro di fuoco avanzato, sottoposto ad intensa azione di artiglieria e di mitragliatrici, contribuendo validamente per più giorni alla tenace resistenza opposta dal suo reparto ai reiterati attacchi di forze nemiche soverchianti per uomini e mezzi. Ferito una prima volta al viso da una scheggia di bomba, rifiutava di farsi medicare e si lanciava, alla testa dei suoi uomini, al contrassalto. Colpito una seconda volta, pure al viso, da una pallottola avversaria, non solo rimaneva al suo posto di combattimento ma, sostituitosi al porta arma caduto, di un fucile mitragliatore, continuava a sparare, infliggendo al nemico sensibili perdite. Avuta la sua arma inutilizzata da una raffica di mitragliatrice, si lanciava decisamente nella mischia a colpi di bombe a mano, finché, colpito una terza volta alla testa, si abbatteva esamine sul campo della gloria, dopo aver contribuito con indomito valore al successo dell’azione. Mirabile esempio di audacia, di eroismo e di grande amor patrio.

Faquia e Gurit (Fronte greco), 22-24 dicembre 1940

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