Il REPARTO delle SALMERIE

Nel 1991 il Ministero della Difesa prese la decisione di eliminare gradualmente dall’Esercito Italiano i muli perché non più consoni al servizio a cui erano stati finora adibiti e per i costi da doversi sostenere per il loro mantenimento.

Ve ne erano rimasti solo circa 700 in tutte le cinque Brigate Alpine ma ben presto il loro numero cominciò a scendere inesorabilmente fino ad arrivare al 1993 anno della completa epurazione dall’Esercito Italiano : gli ultimi muli in forza vennero messi all’asta nel settembre di quell’anno.

Era infatti venuto meno lo scopo per il quale questi quadrupedi da soma, dall’età dai 5 anni fino ai 18, venivano presi in forza nei reparti alpini come principale mezzo di trasporto: aiutare una grande unità ad operare in montagna, caricati con viveri, attrezzature sanitarie, armi e munizioni che altrimenti gli alpini non avrebbero potuto portare a spalla.

Qualsiasi condizione meteo, pioggia, vento, sole o neve non fermava questi quadrupedi che con un carico fino a un quintale e mezzo, composto ad esempio da una bocca da fuoco da 47 kg di basto, potevano marciare per sette otto ore senza sosta per i sentieri impervi di montagna con i loro conducenti, che avevano il compito di accudirli giornalmente.

Fu un epilogo triste che segnò il declino di questi animali che avevano avuto tanto merito nella storia delle Penne nere. Una conclusione insensata che portò rabbia, sconforto ed amarezza tra tutti gli Alpini.

Era il 7 settembre 1993 e presso la Caserma D’Angelo di Belluno, vennero messi all’asta gli ultimi 24 muli in forza alle truppe alpine; indispensabili collaboratori che avevano aiutato le grandi unità dei Reparti ad operare in montagna.

Grazie alla fattiva collaborazione tra la Sezione vittoriese e l’alpino De Luca, nell’autunno del 2000, questi quadrupedi andarono a costituire il Reparto Salmerie della Sezione ANA di Vittorio Veneto. Una sorta di museo vivente per ricordare i muli e quello che avevano sempre rappresentato all’interno dell’Esercito Italiano e trasmetterne alle future generazioni la loro impareggiabile storia.

Da quegli anni, tra i muli vi sono state purtroppo delle defezioni dovute ovviamente all’età e a qualche acciacco e di quei muli “militari” rimane ancora in vita il vecchio buon mulo Iroso (classe 1979).

Al veterano, curato quotidianamente da Antonio De Luca e dai conducenti del Reparto e coccolato da alpini e simpatizzati si sono aggiunti negli anni i muli: Mila, Marna, Orio e Reno che hanno partecipato per ben quattro stagioni al “Progetto Difesa” (mini-naja) presso il 6° RGT alpini di San Candido (BZ) e presso il 7° RGT. A Belluno.

Il Reparto Salmerie è l’unico stabile ed organizzato, con muli bardati e conducenti in divisa. Non solo esempio di attaccamento alla tradizione e alla storia delle Penne Nere ma soprattutto veicolo di trasmissione di quei valori che i “veci” ci hanno tramandato.

Proprio per tale scopo, nel corso di tutti questi anni, muli e conducenti hanno partecipato a sfilate alpine, rievocazioni storiche, escursioni didattiche e lezioni di storia alpina presso gli istituto scolastici della zona ed hanno partecipato a trasmissioni televisive e addirittura in una piccola parte di un film di Ermanno Olmi.

Tante le esibizioni significative a cui il reparto salmerie di Vittorio Veneto ha partecipato nel corso degli anni, in media una decina di uscite all’anno. Insieme al gruppo storico delle Sentinelle del Lagazuoi per alcuni anni sono state rievocate delle scene di battaglia della prima guerra mondiale con i muli che portavano i cannoni e le casse di cottura, mentre sulle trincee del Grappa è stato girato un cortometraggio ricostruendo scene di vita militare esattamente dove si erano svolte.

Nel 2007 e 2008 i muli con i loro conducenti hanno partecipato alla festa dell’Arma Trasporti e Materiali, sono stati alla festa del Corpo di Commissariato a Napoli per sfilare con i mezzi storici dell’esercito, ovviamente sempre bardati di tutto punto con materiali e accessori vari, casse per cottura, cassoni, attrezzi vari, cucina someggiabile.

 

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In passato hanno contribuito al recupero del sentiero della via crucis di San Paolo a Vittorio Veneto e con il gruppo alpini di Possagno abbiamo restaurato delle trincee sul monte Grappa, trasportando in una settimana 50 tonnellate di materiale.

In inverno i muli sono custoditi ad Anzano, presso la stalla di Antonio De Luca; gli sconci si recano ogni giorno per dar loro da mangiare e pulirli. Appena inizia la bella stagione vengono trasportati al pascolo in una malga in Cansiglio e ogni settimana vengono visitati perchè come tutti gli animali necessitano di cure, sono vaccinati e con microchip .

Un bell’ impegno sia fisico che economico per gli alpini di Vittorio Veneto.

Ricordiamo la testimonianza dell’Alpino Giovanni Salvador: “Eravamo in malga per fare delle prove di someggio con l’affusto di cannone che avevamo fissato con delle catene al mulo Iso. All’improvviso è sbucato un pony e il mulo ha iniziato a rincorrerlo, rompendo le redini al conducente, con oltre un quintale e mezzo di peso sulla schiena, vagando su e giù per la montagna. È stato impressionante vedere come Iso, all’epoca aveva 22 anni, si muoveva come se non avesse avuto nulla sulla schiena; un’impresa non da poco per la sua età, se si tiene conto che a 18 anni l’esercito li riformava perchè ritenuti ormai vecchi” .

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