UNA CALDA GIORNATA D’ESTATE 1917

“Con un boato profondo, l’artiglieria cominciò puntualmente il suo lavoro. Alte fontane di terra e fumo zampillarono sulle tormentate trincee nemiche. La visione incoraggiava i soldati, specialmente i “nuovi”, che non credevano che qualcuno potesse sopravvivere sotto quella pioggia; i “vecchi”, pur avendo seri dubbi tacevano. Poi, mentre il tiro si allungava sulle seconde linee e sul rovescio dell’altura, le bombarde cominciarono a vomitare i loro bidoni, carichi di potente esplosivo. Reticolati, trincee, camminamenti, tutto era ormai nascosto da un enorme polverone.

Infine il silenzio, come per incanto. A comando vennero inastate le baionette. Pochi secondi e poi un urlo:
SAVOIA!
Tutti fuori col Sottotenente in testa, per arrivare alle trincee nemiche, prima che gli avversari superstiti avessero il tempo di montare le armi automatiche. Duecento metri di terreno scoperto, in salita: duecento secondi di corsa, e ne erano già passati cento. No! Ottanta. No! Sessanta….cinquanta….
Il fuoco incrociato di decine di mitragliatrici ebbe inizio contemporaneamente, falciando la prima linea e sorprendendo i corridori della morte negli atteggiamenti più grotteschi.
I superstiti si gettarono a terra storditi e respinti dallo scoppio dei proiettili dei mortai da trincea. Anche stavolta gli Austriaci avevano guadagnato il minuto decisivo. Al primo quietarsi delle mitragliatrici, il balzo in avanti fu ripetuto e si dimostrò assai più pericoloso.

In mezz’ora tutto era finito. L’ultimo a cadere fu il Sottotenente. Sbandando e perdendo sangue e intestini da un orrendo squarcio al ventre, cadde in ginocchio davanti alla trincea nemica, di fronte ad un mitragliere. Il mitragliere era ungherese e cattolico e non gli piaceva dare il colpo di grazia ad un altro cattolico morente, anche se si trattava di un porco italiano. Così il Sottotenente ebbe in regalo cinque secondi di vita. L’ultimo suo pensiero fu che gli mancavano ancora due esami alla laurea e che li avrebbe dovuti rimandare chissà per quanto tempo…..

Poi morì; e con lui morì il primo plotone della prima compagnia del terzo battaglione del Reggimento.
I superstiti non ebbero più la possibilità di tornare in linea, perché ormai ridotti ad un branco di mutilati e di sfregiati.”

Questo accadeva sul Carso, nel 1917, in una calda giornata d’estate.

Mario Silvestri ” Isonzo 1917″

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