Una mattina di primavera, 25 maggio 1917…

Una mattina di primavera, 25 maggio 1917…

Le stelle impallidiscono.
La trincea lentamente si sveglia e si riprende dallo spasimo notturno. Questa mattina il mio battaglione attaccherà le trincee austriache che si intravedono lassù, in quel deserto di sassi, reticolati e morti insepolti. Il tiro di distruzione delle nostre artiglierie, iniziato due ore fa, continua rabbioso. Sembra che voglia rivoltare ogni pietra, ogni valloncello, colpire ogni metro di trincea nemica. Noi “vecchi” sappiamo ma non diciamo nulla, soprattutto ai più giovani, che ci guardano con un’intensità espressiva che non dimenticheremo più, se mai dovessimo sopravvivere a questa guerra.

Lentamente cominciano ad arrivare i viveri per la nostra refezione mattutina e anche diverse borracce piene di liquore, un classico per noi combattenti. Questo “surrogato del coraggio” in trincea viene definito “benzina”……se non si muore si acquista una notevole saggezza, tra le pietraie del Carso! Il tempo trascorre veloce, mancano pochi minuti alle 10.00. In quel momento preciso inizierà l’attacco. Gli ufficiali sono un po’ preoccupati per la tensione nervosa che attanaglia gli uomini. Alcuni danno di stomaco, altri sono chiaramente spaventati da una situazione che ancora non conoscono. È normale, tutti abbiamo paura. Non sono vere le storielle che scrivono sui giornali, dove siamo rappresentati come dei combattenti infrangibili. La paura però alimenta il coraggio, per essere lucidi nel momento della verità, quando affronteremo le mitragliatrici austriache e i loro micidiali proiettili.

Ore 9.55

La nostra trincea fiorisce di elmetti e baionette, che risplendono nel sole di questa mattinata di battaglia.
Finalmente arriva l’ordine tanto atteso e tanto temuto: “SIGNORI UFFICIALI, IN TESTA AI REPARTI, PRONTI PER L’ASSALTO!”
Gli ultimi colpi delle bombarde stritolano le fasce di reticolato e squarciano le trincee nemiche. Poi, come per incanto, il silenzio.
“SAVOIA”!!!
Grida a squarciagola il Maggiore!
“SAVOIA”!!!
Gridano i reparti!!!
La prima ondata esce impetuosamente dal sicuro riparo della trincea.
Appena la folla in grigioverde calpesta la “terra di nessuno” , un violentissimo fuoco di armi automatiche solca l’aria con traiettorie arroventate.
Sembra quasi che il tiro dei nostri cannoni non abbia prodotto nessun effetto sulle difese nemiche. La solita situazione: quei dannati hanno sempre moltissime caverne dentro cui ripararsi e sopportare così, senza troppe perdite, il nostro fuoco di preparazione!
L’assalto continua, abbiamo avuto perdite demoralizzanti. Una massa confusa di macchie grigioverdi insanguinate punteggia il chiaro terreno sassoso dietro di noi.

Arriviamo a ridosso dei reticolati nemici. Fortunatamente sono abbastanza sconvolti e presentano dei varchi sufficientemente ampi. Forza! Dobbiamo arrivare a portata di bombe a mano e portare l’ultimo sbalzo dentro la trincea nemica. C’è un nido di mitragliatrice che spara d’infilata sul nostro fianco sinistro, infliggendoci perdite orribili. Un nostro gruppo di soldati munito di lanciafiamme riesce ad avvicinarsi alla postazione nemica. Dopo pochi secondi l’arma e i serventi sono inglobati in una sfera di fuoco…..uno spettacolo orribile! Siamo vicinissimi al bordo della trincea, buttiamo tutte le bombe a mano che abbiamo e poi ci tuffiamo dentro con le baionette spianate.
In questi frangenti è utile avere un altra arma a disposizione, più maneggevole e veloce. I badiletti da trincea e coltelli vari assolvono egregiamente il loro sanguinoso compito. Il corpo a corpo col nemico è sempre traumatico. In quel momento si libera tutta la rabbia e la cattiveria accumulata durante l’assalto, quando abbiamo visto decine e decine di nostri compagni squarciati letteralmente dal fuoco terribile delle loro inesorabili ed eficientissime “Schwarzlose”.

La mischia è furibonda ma breve, anche gli austriaci sono sconvolti dalla violenza della battaglia. Il fossato della trincea si trasforma in una vera “bolgia dantesca”: morti orrendamente straziati dalle bombe e dalle baionette. Feriti che gridano il loro dolore disumano fino a perdere la voce. Soldati nostri e loro che perdono il senso della realtà e si comportano in maniera assurda, girovagando per la trincea, inebetiti.

Lo shock del combattimento distrugge la personalità dell’individuo e lo trasforma in una belva ferita, che segue solo il suo istinto di sopravvivenza.

La battaglia lentamente si spegne. Questa volta siamo riusciti ad aver ragione delle solidissime difese austriache. Cerchiamo subito di “girare” le difese della trincea per contenere l’inevitabile contrattacco nemico.

Quota 145 è nostra!
Lontano, con aria di sfida, l’ Hermada ci guarda.

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